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COSÍ
È L'ARTE
di Jules Élisard
Luogo di liberazione
dalla noia.
Momento sottratto alle leggi economiche. Processo in divenire
di se stessi.
Tante - e ben altre - possono essere le definizioni di quell'agire individuale e collettivo
che ha l'ardire di prefigurare la vita per quella che potrebbe essere
e non solo per quella che è.
Così è l'arte. Una scommessa. Ma, soprattutto, una sfida.
Di superare lo stabilito, il già fatto, il definitivo.
Perché nulla si oppone all'arte quanto la rassegnazione allo stato delle cose.
Alle Cose di questo Stato che occupano, invadono,
permeano ogni momento della vita, al punto da essere colonizzata, sfruttata
ed infine reificata (fatta cosa).
L'arte é da farsi, mentre si fa.
Come la Rivoluzione.
Che non ha capi, né truppe; non ha strategie, né tattiche;
non ha fini nascosti, né mezzi celati.
L'arte è rivoluzionaria perché sa di non porsi al servizio neppure della Rivoluzione.
Non si tratta di servire, ma di essere.
É un prender tempo contro la morte del tempo.
Morte decretata ed imposta in nome dell'istantaneità: eiaculazione precoce di un piacere strozzato.
Far presto, in fretta.
Ma soprattutto di più e a minor prezzo.
L'arte non ha prezzo.
Non é cosa da comprare,
ma situazione da vivere.
Creare situazioni è
aprire spazi di libertà in cui praticarla,
sperimentandone il grado,
la capacità, di stupire, meravigliare, emozionare.
Soltanto se si è emozionati si ha la forza necessaria per emozionare.
Così è l'arte.
Un tributo alla vita da inventare.
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Il futuro viaggia
in rete,
nasce e vive con il progresso, trasformando la tecnologia in un racconto
fantastico,
un sito è lo spazio virtuale che permette di entrare nel mondo
dei sogni:
SITART è un luogo neutro,
la "città " utopica dell' incantamento a misura dei sogni,
dove gli artisti d'ogni sesso, religione, linguaggio e nazione si relazionano
sulle possibilità globalizzanti del desiderio.
Sitart è un luogo dei sogni esperibili che permette l'accesso ai
mondi incantati delle mille e più "città" o cyberspazi
immaginati dagli artisti.
L'obiettivo del sito è di oltrepassare i limiti spaziali e tecnici
di un nuovo strumento,
qual è il servizio in rete,
trasmigrando da un' esperienza artistica all'altra per "mappare" territori inesplorabili.
Il navigatore che si avventura dentro a questa sfera delle relazioni,
transitando da un luogo all'altro dell'immaginazione, tra interventi,
progetti, opere fotografiche e pittoriche, sculture e istallazioni realizzate
da artisti diversi per formazione e linguaggi, non si deve porre domande
o attese, ma " tuffarsi" nella rete degli inganni senza fine,
senza spiegazioni,
consapevoli del fatto che l'unico riferimento è un simulacro della
realtà dai messaggi e segni variabili.
Sitart è un mosaico elettronico, basta cliccare sul nome di uno
degli oltre quaranta artisti che partecipano al progetto d'arte nella
rete,
ed ecco comparire sul video immagini che inequivocabilmente inghiotte
il nostro sguardo,
permettendoci di sconfinare in una dimensione mobile e in continua evoluzione.
Immersi nell'atmosfera fluttuante del nonluogo virtuale ci sentiamo come
Pierrot o come angeli di un nuovo "Les Enfants du Paradis "
non di Carnè, ma soggettivo e autoreferenziale.
Il meccanismo è semplice, basta aprire il sito per conoscere la
zona neutra dei luoghi, l'ovunque delle esperienze.
Ciascuno può trovarvi stimoli nuovi e praticare lo zapping secondo
i propri desideri e curiosità, passando rapidamente da un' icona
all'altra.
Il navigatore flaneur, quando entra nella rete, diventa attore, realizzando
il sogno di Alice di saltare nello specchio ed attraversarlo.
Una volta superato lo "specchio", annullate le distanze fisiche,
lo spettatore si troverà a proprio agio in questa disneyland dell'arte
dove, attraverso le immagini virtuali, è più naturale vivere
l'artificiale.
Il segreto per accedere a questo panopticon dell'immaginario, è l'estensione degli orizzonti oltre lo spazio concreto.
In ogni caso dimenticate l'accezione spazio o città a "misura
d'uomo", questo sito è a "misura del desiderio".
Una dimensione fluida di colori, forme, progetti, socialità, avventure
che si trasformano in "impulse trasfer ",
per chi guarda e addomestica uno spazio liquido e polivalente destinato
a una pluralità di utenti.
Sitart è democratico, tutti possono vederlo, ma soltanto gli iconivori
e gli artistomani affondano lo sguardo oltre la superficie formale ed
estetica delle immagini, visualizzando i propri sogni attraverso le icone
manipolate dagli altri.
Secondo Proust, nella Recherche, il nome precede l'esperienza diretta
del paese stesso perciò Firenze e Venezia sono nomi che evocano
non luoghi ma atmosfera.
Sitart esiste come luogo di relazioni dell'immaginario, è carico
di attese e di esperienze sempre aperte a "verosimili" vedute
o capricci inventivi che estendono lo sguardo oltre i confini fisici.
Il dubbio è se riusciremo a distinguere le diverse opere, perché a un certo punto desideriamo vedere non le immagini ma le nostre proiezioni
dell'incantamento.
Sitart è anche conoscenza, uno spazio eterogeneo dove si coordinano
dati dell'esperienza sensoriale ed estetica che rappresentano procedure
astratte del ragionamento;
è una piattaforma di molteplici ipotesi, definizioni, spostamenti
e slittamenti del pensiero, evidenziando il senso dell'ubiquità,
la flessibilità e il rapido avvicendamento delle idee inafferrabili
della composizione.
L'immagine irreale o priva di difetti tecnici, tende a patinare un modello
di perfezione del sogno e non l'oggetto presentato.
Sitart condensa codici e tecniche come metafore della percezione umana
per facilitare il recupero di modelli o miti di uno spazio simbolico attraverso
artifici tecnologici,
che nonostante la frammentazione apparente, tendono a una coerenza paradossale
tra lo spazio, il tempo e il linguaggio.
La tecnologia permette la ricezione immediata di uno spazio illimitato,
che rende impossibile l'attività costruttiva della memoria, perché agisce in superficie: hic et nuc.
Gli artisti contemporanei sono vittime e carnefici di un'informazione
basata non più sull'oralità, ma sulla visualità,
spostando l'interesse sull'effetto piuttosto che sul significato.
Nell'era elettronica, la sperimentazione tecnologica avvalora e potenzia
l'artificio razionale insito nella creatività umana.
Nella rete, per esempio, i contenuti vaghi possono indurre lo spettatore
a risposte intense, oppure le immagini sbiadite possono simulare virtuosismi
esasperati , rovesciando i concetti di bello, brutto, realtà e
finzione estendendo il concetto di estetica oltre l'immaginabile.
La tecnica perfeziona i fenomeni di ripetizione, l'imprevisto è
la percezione soggettiva dei dati, che percepita come errore potrebbe
interpretare o alterare forme di comunicazione apparentemente liberatorie,
ma tale immaginazione contraddittoria non costituisce forse il "bit" della nostra cultura esibizionista, spettacolare che confonde la memoria
associativa con quella concettuale?
Domanda ovvia e nello stesso tempo elusiva, che cerca risposte aperte
a significati inattesi dentro alla rete:
trama d'inganni e d'illusioni riproducibili in serie illimitata.
Insomma naufragando negli abissi di Sitart, attraccherete alla logica
dell'incompletezza, costruita sul principio della contraddizione, dove
dal confronto tra le complessità espressive di ciascun artista,
forse troverete schemi combinatori tenuti insieme da un flusso ininterrotto:
una tensione creativa sinergica, essenziale per l'autonomia di qualsiasi
opera d'arte, in rete come nello spazio reale.
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