Il nuovo paesaggio urbano corrisponde ad una diversa idea della città, un’idea che privilegia la molteplicità, l’eterogeneità, il contrasto, l’accostamento di elementi diversi tra loro. E per chiarire il rapporto tra nuovo urbanesimo e il senso dello spazio pubblico si può palesemente constatare come la città e i luoghi che la rappresentano si evolvono in maniera analoga, quasi parallela, dato che la progettazione, ne ha descritto i mutamenti e ne ha assunto le finalità.
Così, in un ambito, reale, concreto, vitale e mutevole come quello della trasfigurazione della città, l’immagine della nuova forma urbana assume per l’attore sociale primaria importanza, anche se la messa a fuoco di un paesaggio mutante rende problematico ogni tentativo di ri-centralizzarela propria sfera di azione ed interrelazione spaziale.
In tale contesto di trasformazione del paesaggio urbano il processo euristico dell’utente della metropoli non viene destinato solo alla funzionalità, ma che anche alla possibilità di cogliere e focalizzare nuovi tracciati e altri confini cognitivi dell’azione individuale e collettiva all’interno del tessuto urbano .
Una specifica strategia di riappropriarsi dello spazio pubblico quanto mai congeniale per riflettere sulla nuova condizione del cittadino e del suo rapporto con la città contemporanea poiché sia che si intenda percepirne direttamente la fisicità, sia che si individui la pratica di cittadinanza risulta centrale il recupero o la rifondazione della socialità nelle sue espressioni più articolate.
Si tratta dunque di cogliere una liaison tra spazi pubblici e società civile, che riprendendo un sodalizio interdisciplinare fra due modi di “percepire” la realtà urbana, offre altre possibilità di ridisegnare luoghied occasioni. Ed è per questa ragione che nel nuovo progetto urbano diventano elementi essenziali il raccordo tra attività culturali e il recupero di spazi pubblici. Pezzi di città in cui l'esigenza di recupero si arricchisce di interconnessioni, di possibilità e perciò di nuovi eventi artistici.
Recuperare una sezione del territorio all’arte, il frame di arteurbana, non come ambito indifferente che ospita il l’evento-segno come forma d’arte a se ma come dato sociale di un’azione di recupero degli spazi pubblici articolata sul territorio è Il progetto di Rigiral’arte che ha permesso in questi ultimi anni di interpretareperformances artistiche in contesti socio-spaziali non slegati tra loro, ma al contrario, di capire come gli spazi pubblici rappresentino frammenti e striature intensive di una città complessa, poliforme e mutevole nella quale l’individuo può situare la sua azione e rappresentazione del proprio sé.
L'obiettivo del progetto di Rigiral’arte è stato raggiunto accomunando al valore temporale dell’installazione artistica alla strategia metodologica di ricerca del terzo spazio (Soja, 1996).
Il terzo spazio è lo spazio reso intellegibile da uno sguardo multiprospettico e multidisciplinare che, applicato alla lettura socio-visuale del spazio urbano, intreccia elementi provenienti da tre ambiti fondamentali: il mondo delle pratiche quotidiane (o vissuto), il mondo fisico (o percepito) e il mondo delle rappresentazioni (o concepito).
Nell’applicazione del concetto del terzo spazio ai nuovi spazi pubblici dell’urbanità contemporanea si sono raffigurate le problematiche di maggiore contiguità tra i luoghi e l’arte urbana rappresentando: la condizione del soggetto(il corpo-segno), la dimensione relazionale(rappresentazione del sè), i rapporti spazio-temporali(qui ed ora), la frequentazione di specifici luoghi (sezione del territorio) della città contemporanea.
E in questa varietà di stili di vita, in questo bazar di segni e architetture entrano come parte integrante gli attori sociali che, in tale logica, stabiliscono un continuum analitico e costituitivo con l’ambiente metropolitano ri-costruito dall’esperienzeartistiche contemporanee come quella di Rigiral’arte che nel suo peregrinare artistico ridisegna gli spazi pubblici della città.
Ri-scoprire la città significa trasformarsi in viaggiatori urbani, inventarsi nuovi tragitti, creare altre mappe per “misurare” la propria presenza mettendo in risalto l’aspetto empatico di tutti gli spazi pubblici di cui la cittàè costituita.
I percorsi dei nomadi urbani dell’evento Rigiral’arte formulano una sorta di codice visivo di un corpo/segno viaggiante che metabolizza la percezione di una rete di spazi pubblici, o meglio, la rete di discontinuità fra i segni distintivi di un paesaggio storicamente individuato, e le geometrie ricorrenti del recupero di luoghi tipici della città contemporanea.
La “città percorsa” da Rigiral’arte significa trasformare lo spazio urbano in luogo di avventure, di visioni, di emozioni, di “possibilità” che svelano una “scenografia urbana” che coincide con una dimensione spazio-temporale dinamica costruita su “sequenze urbane” di spazi pubblici dove è tempo di ricontestualizzare la propria azione sociale nel processo di trasformazione epocale della città.
Gestualità, abbigliamenti, suoni, segni, stili, sono le nuove tracce che un esploratore della socialità può seguire per rinvenire i nuovi ordini simbolici e le loro cristalizzazioni negli spazi pubblici dove spaziali l’urbanart può esprimersi nel contesto della metropoli contemporanea.
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